La Cisl ha sottoscritto con la Fondazione Asphi, il Comitato fibromialgici uniti) e la Fondazione Isal un protocollo per la realizzazione di una ricerca sul disagio lavorativo delle persone affette da fibromialgia, una sindrome dolorosa cronica riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità dal 1992 e che, secondo una ricerca internazionale condotta in 5 paesi europei (Francia, Germania, Italia, Portogallo e Spagna), interessa in Italia circa 2 milioni di persone in età da lavoro. In questi giorni è partita la fase di somministrazione del questionario indirizzato esclusivamente alle persone con fibromialgia accertata e certificata che lavorano o che abbiano lavorato. Il questionario on line si trova a questo link: https://tinyurl.com/y3k3fmqg e sulla pagina Facebook della Cisl Basilicata.

La sindrome fibromialgica (Sfm nella classificazione internazionale) è una malattia non sempre facile da diagnosticare in quanto è caratterizzata dalla presenza di uno stato di dolore cronico diffuso associato alla presenza di altri sintomi come astenia, disturbi del sonno e della vista, stato confusionale e disorientamento. Ne emerge un quadro clinico complesso, disabilitante e invalidante per la vita quotidiana, in particolare sul lavoro, nonché un quadro normativo alquanto contraddittorio. Basti pensare che la fibromialgia al momento non è riconosciuta tra i livelli essenziali di assistenza, ma 11 Regioni garantiscono una qualche forma di sostegno. Anche la Regione Basilicata ha legiferato in materia nel 2017.

Obiettivo della ricerca – è spiegato in un documento – è mettere in evidenza i fattori che “influiscono sulla qualità del lavoro, intesa non solo come prestazione lavorativa ma anche come qualità delle relazioni, livello di partecipazione, comunicazione e tutti gli aspetti che compongono la vita professionale di una persona all’interno di un’organizzazione. Lo studio intende infatti offrire un contributo, supportato da dati quantitativi e qualitativi, nel percorso di consapevolezza rivolto al mondo del lavoro e alla società, circa le problematiche legate al dolore cronico e a tutte le sue conseguenze, soprattutto quando queste all’esterno non sono di immediata percezione”.


(l.can.)