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“Sul futuro della Basilicata decidono i lucani e gli organi democraticamente eletti, non il governatore Emiliano, né i sostenitori delle macroregioni che periodicamente mettono in discussione l’attuale assetto regionale in nome di principi che nulla hanno a che vedere con la sovranità popolare”. È quanto sostengono i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Angelo Summa, Nino Falotico e Carmine Vaccaro. “L’autonomia della nostra regione – continuano i tre leader sindacali – non può essere messa in discussione da improvvide dichiarazioni o, peggio ancora, da maldestri tentativi di annessione in ragione della contiguità territoriale. Un conto è sperimentare forme anche avanzate di cooperazione interregionali di tematiche che travalicano la dimensione puramente locale, un altro è immaginare modelli macroregionali non contemplati dalla Costituzione, né all’ordine del giorno del dibattito sulle riforme istituzionali”.

“Prendiamo perciò atto della marcia indietro del governatore Emiliano, senza per questo sottrarci da quella visione ampia e articolata che bisogna adottare nelle politiche di sviluppo nel Mezzogiorno. Del resto, forme di cooperazione interregionale sono già in corso – si pensi alla macroregione Ionico-Adriatica definita a livello europeo che investe ben 9 regioni – e altre potranno essere messe in campo nel rispetto della sovranità di ogni singola regione. Nel merito di Matera 2019 – spiegano Summa, Falotico e Vaccaro – sarebbe opportuno andare oltre le polemiche e porre al centro dell’agenda politica regionale il tema del gap infrastrutturale con l’obiettivo di ricucire i territori e fare della capitale europea della cultura un polo di attrazione al servizio dell’intera comunità regionale, contenendo le spinte centrifughe che stanno svuotando le aree interne”.

Per i dirigenti di Cgil, Cisl e Uil “il dibattito surreale sul Frecciarossa è il sintomo impietoso di una politica fatta di spot a uso e consumo del consenso di questo o quel politico, mentre la rete stradale cade letteralmente a pezzi – si pensi allo stato fatiscente del raccordo Sicignano-Potenza dopo decenni di mancata manutenzione – o al fatto che Matera, capitale europea della cultura, resta l’unico capoluogo di provincia non servito dalle Ferrovie dello Stato, mentre sul raccordo Ferrandina-Matera si consuma periodicamente da decenni un vero e proprio psicodramma di dichiarazioni al vento e impegni roboanti puntualmente disattesi dai governi di turno”.

“Il sindacato confederale lucano sente l’esigenza e la responsabilità di depurare il dibattito dalle polemiche e focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sui problemi concreti per non vanificare l’opportunità offerta da Matera 2019. Cgil, Cisl e Uil hanno posto non da oggi – non ultimo con il documento Basilicata 2020 – l’urgenza di affrontare sotto una diversa luce lo storico gap infrastrutturale che zavorra lo sviluppo e la piena integrazione della regione dentro il quadrante geo-economico meridionale”.

“E allora il tema è: esiste in Basilicata una classe dirigente in grado di cogliere le opportunità offerte da Matera 2019 per contrastare con i fatti le ricorrenti ipotesi/tentativi di annessione o accorpamenti macroregionali che mettono in discussione l’esistenza stessa della Basilicata come entità istituzionale autonoma? Esiste la volontà politica di aprire una discussione con tutte le forze economiche e sociali della regione su come recuperare quarant’anni di ritardi e rimettere la Basilicata su un nuovo binario di sviluppo e crescita economica e sociale?”.

“La classe dirigente lucana deve dimostrare di saper cogliere e affrontare la sfida della modernizzazione infrastrutturale della Basilicata con una strategia complessiva che sappia fare della nostra regione un territorio cerniera per le regioni del Sud, scongiurando il rischio di un ulteriore aggravamento della storica condizione di isolamento”.