Buongiorno a tutti e a tutte, 

ringrazio i presenti, ringrazio il Presidente della Provincia di Potenza Guarino che ci dà ospitalità nella sala consiliare, ringrazio i sindaci intervenuti. 

Oggi vogliamo presentare, in primis alle istituzioni locali, questo documento unitario “Un patto per il lavoro e per il rilancio dopo la crisi” frutto di una intensa attività di studio e di analisi di CGIL, CISL, UIL realizzata negli ultimi mesi, sollecitati dalle questioni emergenti nella società lucana, ma anche dalla consapevolezza di aver vissuto e di stare vivendo un evento storico, diventato fenomeno economico e sociale che richiede una risposta forte e lungimirante in termini di politiche e di strategie da realizzare nella nostra regione. 

Perché, citando un illuminante pensiero di Albert Einstein “ E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato”.

Il post pandemia ha bisogno, e lo stiamo toccando con mano, di un grande sforzo culturale ed organizzativo, e spiego subito in che termini culturale ed in che termini organizzativo. 

La Storia dell’umanità è stata attraversata nei secoli da crisi identiche a quella che stiamo vivendo a causa della pandemia, ma non per questo il progresso e il benessere è venuto meno, anzi, grandi conquiste sono state realizzate, oggi sappiamo, anche grazie alla lezione della pandemia, che dobbiamo aggredire la diseguaglianza sociale attraverso politiche sociali massicce ed efficaci. Le diseguaglianze, sempre più crescenti e sempre più variegate (di accesso a servizi, di mobilità, oltre che di reddito) rappresentano sempre l’incompiutezza della nostra missione come attori sociali. Le diseguaglianze, che pure sono una galassia, spesso sono il risultato di un negativo rapporto tra persona e lavoro, ma anche tra persona e comunità. Quindi siamo sempre più chiamati a farci carico della comunità e del suo livello di consapevolezza. Nel Mezzogiorno e in Basilicata, come sostiene anche la Svimez negli ultimi studi, si sta accumulando un divario enorme in termini di diritti di cittadinanza, accesso ai servizi di cittadinanza, qualità della vita e salute. È da queste dimensioni che bisogna partire per definire un piano di sviluppo economico. 

Sappiamo poi che dobbiamo avere cura dell’ambiente e questa potrebbe essere una grande occasione per la sostenibilità sociale ed economica dello sviluppo. 

Abbiamo il dovere di apprendere la lezione che l’emergenza Covid 19 ci sta dando ed in quella direzione lavorare giorno e notte, il nostro documento di proposte cerca di raccogliere la lezione dell’emergenza. 

Innanzitutto, come da tempo siamo a ribadire, occorre varare urgentemente piano di assunzione nella pubblica amministrazione regionale e nei Comuni, che sono il cuore pulsante del territorio, perché senza una capace ed efficiente macchina amministrativa ogni provvedimento è vanificato nei suoi effetti dalla lunghezza dei tempi di istruttoria, che non vanno incontro ai tempi dei bisogni e ai tempi del mondo produttivo.

Questo è ancora più necessario adesso, perché le risorse ingenti del PNRR devono essere spese nei comuni e dai comuni, per questo occorre molto personale e ben formato, occorrono concorsi pubblici per portare giovani lucani nella pubblica amministrazione locale. 

La Regione Basilicata, è questo il pensiero alla base del nostro documento di proposte, deve cogliere questa crisi come uno stimolo per diventare molto più reattiva a quello che accade intorno, perché finora non si è profondamente interrogata – ad esempio – sulla sostenibilità e la ricerca nell’ambito delle politiche energetiche, di come può essere un punto di riferimento nazionale, insieme all’Università degli Studi della Basilicata, su questo tema considerando la risorsa petrolio presente nel sottosuolo lucano; non si è mai interrogata sull’economia che può derivare dalla cura del territorio e dalla cura delle persone nel territorio, considerata la strutturale fragilità della sua popolazione e l’attuazione della medicina del territorio insieme all’istituzione della facoltà di medicina potrebbe cambiare la sanità lucana, al momento afflitta da gravi criticità organizzative e di carenza di personale, la Regione Basilicata non si è mai interrogata sull’uso delle tecnologie per pianificare i trasporti in un territorio vasto e dispersivo e l’educazione dei cittadini in una popolazione che invecchia. 

Non possiamo affidarci alla provvidenza per scampare i pericoli, perché l’emergenza Covid 19 per una serie di circostanze non programmate non si è trasformata in una tragedia sanitaria al Sud, e questo dobbiamo fare in modo che non accada più, dobbiamo investire risorse e dedicare risorse umane alla ricerca, alla prevenzione, alla cura. 

L’unica soluzione che abbiamo è quella di usare la visione dello sviluppo sostenibile e della transizione ecologica e digitale come base per la ripartenza e per disegnare le politiche di oggi e di domani. 

Le sfide per la Basilicata sono davvero tante, e richiederebbero un’ottima programmazione e soprattutto un occhio attento e clinico nell’osservare la situazione critica in cui la Basilicata è immersa. 

Una cosa su tutto ci sta molto preoccupando, perché sta diventando la radice di ogni problematica ed è la totale sottovalutazione da parte della classe dirigente politica del momento pericoloso che stiamo vivendo, non saranno le enormi risorse economiche a salvarci, se non si saprà fare buon uso di quelle risorse, se quelle risorse non andranno ad aggredire i problemi profondi del territorio lucano e la situazione non migliorerà, rischiamo un’altra ondata di opere incompiute, di opere inutili, perché non vanno incontro ai bisogni innanzitutto sociali della popolazione. 

Non è la prima volta che il Sud è investito da una grande mole di risorse e sappiamo bene come la spesa, in passato, non ha rappresentato una vera opportunità di sviluppo del territorio. 

Altra criticità prioritaria a nostro avviso è la tutela, la cura e la manutenzione del territorio e dell’ambiente, perché la Basilicata rischia di essere soltanto un territorio sfruttato per le estrazioni del petrolio, ma per il resto completamente fuori dalla programmazione di politiche di economia circolare, economia green and blu, energie alternative.

Questo è un grande errore, perché nell’accontentarsi di alcune entrate economiche immediate che stanno generando una dipendenza finanziaria a causa delle scarse entrate per attività economica privata,  non si guarda alla creazione di un futuro alternativo, per quando le riserve del petrolio termineranno, o peggio per quando il petrolio non verrà più ritenuta una risorsa utile ed appetibile per l’economia, come non interrogarci e quindi elaborando una risposta adeguata al fatto che nel 2035 le automobili saranno soltanto elettriche, dobbiamo cogliere questo segnale che vedrà – questa è una bella opportunità – nello stabilimento Stellantis di Melfi la fabbrica capofila della rivoluzione elettrica nel settore automobili. 

In tempi straordinari, come è stato per l’Italia il dopoguerra, i Sindacati hanno avuto un ruolo di primissimo piano nel processo di ricostruzione del Paese, di lavoro all’interno delle comunità per la rigenerazione di quella società civile piegata dalle macerie esteriori ed interiori che un evento traumatico genera. 

Da quei tempi difficili e sfidanti, grazie ad un vero confronto, nacque lo statuto dei lavoratori, ed i Sindacati furono i protagonisti nella definizione di una nuova economia e di uno sviluppo che ancora oggi resta nella memoria come il “miracolo italiano”. 

Oggi siamo nella stessa situazione, c’è un mondo che è stato travolto e c’è un nuovo da ricostruire, allora come adesso il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali che sono il tessuto connettivo della società devono partecipare non a formali rituali di consultazione, ma ad una programmazione partecipata, che è la più compiuta forma di democrazia nelle società occidentali ed è virtuosamente praticata in regioni italiane che sono un modello di organizzazione amministrativa in grado di recepire le istanze sociali, pensiamo al Patto per il lavoro della Regione Emilia Romagna. 

Dove si programma con il contributo attivo e fattivo delle organizzazioni sindacali l’azione amministrativa è più efficace e più rispondente ai bisogni dei cittadini. 

La pandemia da Covid-19 ci consegna uno scenario molto più complesso e frammentato di quello che ci lasciamo alle spalle del febbraio 2020, siamo all’interno di una transizione ecologica e sociale della quale vagamente intuiamo alcune caratteristiche, che determinano la scomparsa di alcuni lavori e procedure e la necessità di costruire del nuovo, ci accingiamo a vivere una trasformazione per rifondare un nuovo paradigma dell’organizzazione del lavoro e del vivere sociale, per non parlare dell’organizzazione sanitaria sul nostro territorio che va profondamente ripensata e questo necessario ripensamento non può avvenire in modo adeguato e rispondete ai bisogni senza il coinvolgimento – ribadiamo – attivo degli attori sociali che ogni giorno si interfacciano con questi temi attraverso l’ascolto delle storie e la risoluzione dei problemi delle persone.

Per questo, la sfida principale ed anche la vera prova della democrazia è discutere insieme agli attori sociali che da sempre portano avanti istanze di natura universalistica ed egualitaria. 

Mai come in questo difficile momento, se non appunto nel dopoguerra, abbiamo toccato con mano che l’essere umano vive nella dimensione della reciprocità e che questa è alla base della nostra vita, ogni vita è vita comune, è vita gli uni per altri e con gli altri.

Al Governo regionale, anche attraverso questo articolato documento di proposte, che vorremmo diventasse patrimonio comune della società lucana, chiediamo ancora una volta di dare corso alle nostre richieste sulla riforma della sanità e la medicina del territorio, sulla riprogrammazione delle risorse economiche di fonte europea, sul welfare e la cura del territorio, su un piano industriale delle attività produttive con al centro il settore dell’automotive, del petrolio, delle infrastrutture, chiediamo di essere da subito interlocutori ai tavoli dove si discute il piano di ripresa e resilienza della Basilicata, perché al momento non c’è alcun confronto né sul PNRR declinato in Basilicata né sulla nuova programmazione dei fondi europei 2021-2027. 

Chiediamo che le organizzazioni sindacali abbiano voce per il loro sapere, per la loro esperienza diretta nella comunità, per le loro pratiche di prossimità necessarie a qualsiasi ipotesi di ripresa socio-economica, per la storia che hanno da sempre contribuito a scrivere. 

Abbiamo oggi delle opportunità, delle congiunture favorevoli come le grandi risorse economiche a disposizione ed una rinnovata attenzione al sud dell’Italia, che, se valorizzate da una programmazione politica attenta, potrebbero determinare una epocale inversione di tendenza del sottosviluppo che da decenni denunciamo.

Quindi non solo uniti ce la faremo, ma che come dice il noto proverbio africano “Sei vuoi andare veloce, corri da solo. Se vuoi andare lontano, corri insieme a qualcuno”.