“L’istituzione del Museo nazionale di Matera è un ulteriore riconoscimento del valore storico e culturale della Città dei Sassi, un degno modo per chiudere l’esperienza di capitale europea con un’eredità forte su cui costruire un grande futuro”. È quanto sostiene il segretario generale della Cisl Basilicata, Enrico Gambardella, che plaude anche alla scelta del ministro Franceschini di archiviare l’accorpamento delle strutture museali della Basilicata e della Puglia previsto dal contestato decreto Bonisoli. “Grazie alla nostra mobilitazione che ha incontrato il sostegno di tante personalità ed espressioni delle istituzioni e della società civile e grazie all’impegno dei nostri dirigenti, in primis la segretaria regionale Pina Setaro e il segretario nazionale Giuseppe Nolè, siamo riusciti a sventare un vero e proprio tentativo di scippo che umiliava la storia, la tradizione e la dignità del popolo lucano”.

“La riconfermata autonomia operativa ed economica, unita alla scelta di istituire il Museo nazionale di Matera – aggiunge il sindacalista – pone le basi per fare delle nostre ricchezze culturali un volano di crescita e lavoro per Matera, la sua provincia e la regione intera. Ora si tratta di non disperdere la maturità e la visibilità acquisite con il titolo di capitale europea innestando quella positiva esperienza in una più ampia strategia di programmazione con l’obiettivo di creare una stabile e articolata ‘industria culturale’ in modo da consolidare la presenza di Matera e della Basilicata sulla scena culturale internazionale”.

Sullo stop al decreto Bonisoli c’è da registrare anche la presa di posizione del segretario generale della Cisl Fp Basilicata, Giuseppe Bollettino: “La petizione messa in campo dalla Cisl ha prodotto il risultato sperato. Oggi l’opportuna decisione di Franceschini di ritirare tutto e di tornare alle origini. La Basilicata e il suo patrimonio non verranno accorpatati alla Puglia. Finalmente hanno capito la strada giusta, infatti nessuno può permettersi di cancellare la cultura e le tradizioni lucane con la finalità di perseguire riforme abbinate ai criteri prettamente numerici e dimensionali, prive di razionalità e buon senso. Proprio nel 2019 con Matera capitale europea della cultura non si sarebbe potuto accettare uno scempio di tal fatta”.