Cgil Cisl Uil sfidano Pittella su Argaip, forestazione e reddito minimo

L’annosa vertenza Argaip, le nuvole che si addensano sul futuro della forestazione e il mancato avvio del reddito minimo di inserimento. Questi alcuni dei temi sui quali Cgil Cisl Uil di Basilicata sollecitano la ripresa del confronto con la giunta regionale prima della pausa estiva. Una vertenza, quella che interessa i 68 dipendenti Argaip, che “si trascina da anni senza neanche una parvenza di soluzione”, denunciano i segretari generali Angelo Summa, Enrico Gambardella e Carmine Vaccaro, che rinnovano l’invito alla giunta regionale a “riaprire il confronto per provare a ricomporre una situazione fortemente compressa dal punto di vista finanziario e restituire la piena agibilità alle aree industriali del potentino. È tempo di rompere gli indugi e affrontare con la necessaria determinazione – proseguono i tre leader sindacali – la questione del pesante debito accumulato nel corso degli anni dall’Asi nei confronti dell’Argaip e di individuare una soluzione gestionale in grado di assicurare la continuità del servizio e la tutela dei posti di lavoro. Oggi è solo grazie al senso di responsabilità dei dipendenti Argaip se la situazione delle aree industriali non precipita definitivamente nel caos, con conseguenze facilmente immaginabili sul tessuto produttivo locale e sul lavoro”.

Lo stesso senso di responsabilità che Cgil Cisl Uil chiedono al presidente Pittella su questo e sugli altri dossier ancora aperti, come quello della forestazione, “dove si registra il tentativo del massimo ente regionale di mettere mano ad una riforma radicale del settore senza un preventivo confronto con le parti sociali”, osservano Summa, Gambardella e Vaccaro. “L’annunciato trasferimento della forestazione al consorzio unico di bonifica – spiegano i leader di Cgil Cisl Uil – non convince nella forma e nella sostanza. Una riforma di così ampia portata non può essere assunta a colpi di slogan e senza una discussione di merito su un piano regionale che definisca le attività che dovranno essere svolte. In tal senso siamo fermamente convinti che la gestione debba assicurare uniformità organizzativa e progettuale all’intero settore, prevedendo una governance pubblica strutturata in maniera snella, senza nuove cariche e poltrone da assegnare. Bisogna evitare che si continui a raccattare risorse senza legarle ad una progettualità degna di tale nome. Esempio negativo è la discussione attuale legata al nodo dei fondi per il completamento del vigente programma di attività”.

Resta infine il disappunto dei sindacati confederali lucani per i ritardi nell’avvio del reddito minimo di inserimento. “L’infelice scelta del 1° maggio come data simbolica entro la quale far partire le attività e l’incapacità della macchina organizzativa preposta al programma di rispettare il calendario annunciato – osservano i tre sindacalisti – non fa che aumentare la diffidenza dei cittadini nei confronti delle istituzioni e alimentare un più che giustificato atteggiamento di rivalsa tra i beneficiari che si ritrovano, loro malgrado, tra due fuochi: da una parte il rimpallo tra agenzia Lab, Comuni e Regione su chi deve dare materialmente dare il via ai progetti e dall’altro l’accanimento burocratico di chi continua a richiedere ulteriori adempimenti, come la ripresentazione del modello Isee ai beneficiari già utilmente inseriti in graduatoria e che aspettano da oltre un anno l’avvio del programma, un affronto che quasi 4 mila famiglie proprio non meritano”.