Come ogni anno questi sono giorni di bilanci, ma anche quelli in cui maturano le aspettative per il futuro. Non c’è dubbio che la pandemia ha amplificato in modo considerevole la sensazione di vivere in un eterno presente, in cui se è relativamente facile riflettere su ciò che è stato, diventa più arduo cimentarsi con quel che sarà. Tuttavia, anche se in una prospettiva temporale di breve periodo, è sempre un buon esercizio fare un bilancio del lavoro svolto e gettare le basi del molto lavoro da fare. 

Il 2021 è stato un anno di rottura sotto diversi punti di vista: l’anno della vaccinazione di massa; l’anno in cui i partiti hanno preso atto del proprio fallimento delegando il governo del paese a Mario Draghi; l’anno del PNRR. È stato anche l’anno in cui i governi hanno compreso, pur con colpevole ritardo e solo grazie alla mobilitazione di milioni di giovani in tutto il mondo, che la crisi climatica va presa di petto con decisioni coraggiose oggi, non domani. Purtroppo, la ripresa economica – nel nostro paese più robusta che altrove – è stata macchiata in modo indelebile da una lunga scia di sangue, con un’accelerazione drammatica nelle ultime settimane del numero di infortuni sul lavoro. Vorrei che il 2022 ripartisse dalla parole del Papa che nella omelia della notte di Natale ha speso parole accorate per dire basta alle morti sul lavoro e per ricordare “quanto è importante dare dignità all’uomo con il lavoro, ma anche dare dignità al lavoro dell’uomo, perché l’uomo è signore e non schiavo del lavoro”. 

Il prossimo deve essere l’anno di una nuova consapevolezza del valore del lavoro come fonte di vita. È tempo di mettere da parte la retorica del giorno dopo e adoperarsi, come ci invita a fare il Papa, per aggiornare le leggi e per potenziare gli strumenti di controllo. Questa è la priorità e come tale viene prima di ogni altro discorso – pur importante – sugli investimenti e sulle opportunità legate al piano nazionale di ripresa e resilienza. 

La manifestazione del 18 dicembre 2021 in Piazza Santi Apostoli a Roma organizzata dalla Cisl sulla legge di bilancio.

La Cisl lavora per una ripresa economica che sia all’insegna del buon lavoro, sicuro e ben retribuito; del lavoro per le donne e per i giovani, i più colpiti dalla crisi pandemica. Negli ultimi due anni sono cresciute le disuguaglianze sociali. Ecco, dunque, che va profuso ogni sforzo per promuovere il patto sociale per la crescita e il lavoro. Come dice il nostro segretario Sbarra “il paese va ricostruito nel segno della pace sociale e della condivisione progettuale”. Oggi l’Italia ha bisogno della convergenza delle istituzioni e delle forze sociali su un grande progetto di ricostruzione nazionale, progetto che è innanzitutto morale. 

È una sfida che ci riguarda tutti e alla quale la Cisl non intende sottrarsi anche nel confronto con la Regione Basilicata, la cui azione sconta ancora i limiti di una visione ristretta della democrazia, non adeguata alla complessità di questa epoca. Un confronto che noi vorremmo più strutturato e ambizioso, in cui è pienamente riconosciuto il ruolo dei corpi sociali intermedi. 

I prossimi saranno per la Cisl mesi di intenso lavoro organizzativo con la celebrazione dei congressi e la formazione di una nuova classe dirigente, chiamata a dare gambe e cuore alle grandi sfide che ci attendono nel futuro. Certo, bisognerà fare chiarezza anche nel campo sindacale. Lo strappo del recente sciopero generale non sarà facile da rimarginare senza una riflessione franca sui metodi e sui contenuti, che non possono cambiare dalla sera alla mattina in ragione di equilibri interni e tatticismi. Al rilancio del paese serve una vera unità sindacale che faccia del pluralismo un valore aggiunto per tutti, non un motivo di divisione.

Vincenzo Cavallo
Segretario generale della Cisl Basilicata