Più privato sociale nelle politiche attive del lavoro

L’avvio delle attività di forestazione per i beneficiari del reddito minimo della fascia A rappresenta una tappa importante di un più complessivo mosaico di politiche attive per il concreto reinserimento lavorativo dei disoccupati di lunga durata e delle persone che vivono in povertà. Ora è necessario e urgente che il governo regionale affronti il tema dell’integrazione delle politiche attive del lavoro, della missione della formazione professionale regionale e dei servizi per il lavoro con una visione unica e di sistema, assumendo il ruolo della programmazione e di indirizzo e delegando alla Lab la realizzazione degli indirizzi e il coordinamento di un sistema reticolare che coinvolta anche il privato sociale, rifuggendo dalla semplicistica quanto inefficace tentazione di accentrare il complesso sistema delle politiche attive del lavoro in un unico soggetto che rischierebbe di essere una scatola vuota.

È un rischio che oggi l’agenzia Lab corre molto seriamente se si dovesse perseverare nell’assenza di un piano pluriennale delle attività che valorizzi le competenze del personale interno, di un piano finanziario credibile, di una programmazione delle attività formative di lungo periodo. Occorre dare alla Lab una precisa identità insieme agli strumenti e alle risorse affinché i centri per l’impiego siano capillarmente presenti sul territorio e soprattutto capaci di fornire reali ed efficienti servizi alle imprese. E occorre che si chiarisca e si esalti il ruolo di chi programma, la Regione, e di chi attua la programmazione, in un modello organizzativo che dia reale identità a un filiera di servizi sul territorio che oggi appaiono senza obiettivi perché si persevera una logica burocratica e centralistica che in passato ha già dimostrato tutti i propri limiti.

La Cisl da tempo propone un modello a rete in grado di valorizzare, accanto al pubblico e in modo complementare a esso, il protagonismo dei soggetti del privato sociale, come cooperative e imprese sociali, associazioni, enti bilaterali, ma anche scuole, università, etc.; modello in cui il pubblico definisce le politiche, coordina la rete e monitora i risultati attraverso un osservatorio ad hoc con l’obiettivo di garantire un livello omogeneo di prestazioni su tutto il territorio regionale.

Si tratta, insomma, di sostituire al centralismo pubblico un modello imperniato sulla centralità della società civile e sulla capacità di quest’ultima, ampiamente dimostrata, soprattutto in questi anni di crisi, di mobilitare risorse e di produrre beni e servizi pubblici per la comunità fuori dalle tradizionali logiche del mercato e dello Stato. È un modello che funziona da anni nel campo socio-assistenziale grazie alla rete dei patronati che dimostra quotidianamente come il modello cooperativo pubblico-privato sia ancora il più efficace nel leggere i bisogni e nel fornire le risposte necessarie ai cittadini.

 

Enrico Gambardella
Segretario generale Cisl Basilicata

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