Egregio Ministro, le scrivo con grande allarme per quanto sta accadendo in Basilicata in merito alla ripresa delle attività ordinarie e di cura in ambito sanitario. La fase due della sanità lucana non è iniziata il 4 maggio scorso, come in altre regioni italiane, anche severamente colpite dall’emergenza Covid-19, ma dopo diversi annunci tra lunedì 11 e lunedì 18 maggio, e solo parzialmente, con l’apertura non di tutti gli ambulatori e di tutte le prestazioni, ma solo di alcune e gradualmente, perché al momento si stanno solo recuperando le visite non effettuate dal 9 marzo al 4 maggio. Ad oggi non è possibile prenotare visite ambulatoriali e prestazioni sanitarie, non è possibile effettuare le prestazioni già prenotate in passato, dopo lunghi mesi di attesa, che si sarebbero dovute effettuare dal 4 maggio in poi, ossia nella cosiddetta fase 2 dell’emergenza Covid-19, ma solo quelle con le caratteristiche di urgenza ed indifferibilità.

Appare utile ricordare che la Regione Basilicata già prima dell’emergenza, pur avendo recepito il piano nazionale di governo delle liste di attesa (Pngla) per il triennio 2019-2021, non era in grado di garantire i parametri in esso fissati per il tempo massimo di attesa delle visite programmate (o di controllo quali quelle di follow-up) di 120 giorni. Le liste di attesa già in passato erano una delle maggiori criticità del sistema sanitario lucano nonché il fattore principale che allontanava i cittadini dalla sanità pubblica regionale e rappresentavano una minaccia alla sostenibilità sociale nostro servizio sanitario regionale al fine di garantire i livelli essenziali di assistenza.

A differenza di altre regioni, colpite severamente dall’epidemia, la Regione Basilicata non ha, ad oggi, elaborato un dettagliato documento di linee d’indirizzo che determini modalità, percorsi e precauzioni per il riavvio di tutte le attività di cura e diagnosi per la ripartenza dei servizi sanitari. I cittadini si rivolgo a noi allarmati e preoccupati perché contattando il Cup regionale non ricevono precise informazioni sul da farsi, vengono rinviati a numeri verdi che risultano non contattabili, né ricevono notizie sulla possibilità di prenotare visite per monitorare le loro condizioni di salute o programmare interventi chirurgici.

Mentre la sanità in altre regioni è ripartita dal 4 maggio, in concomitanza con l’inizio della fase 2 , la Basilicata è ferma, con grave danno al diritto alla salute e con un ulteriore e gravissimo peggioramento delle liste di attesa, che come sopra spiegato già in assenza di emergenza non rispettavano i parametri richiesti dal Pngla. Si segnala infatti che già prima dell’emergenza Covid-19, la sanità lucana era contraddistinta da una forte emigrazione sanitaria, da una carenza significativa di personale della dirigenza (anestesisti, ortopedici, pediatri, neonatologi), da carenza di personale del comparto (infermieri, Oss, amministrativi), tecnologie carenti, basso livello di integrazione tra unità operative e tra gli ospedali, sostanziale assenza di medicina del territorio e telemedicina, scarse politiche di prevenzione se non quelle necessarie e più diffuse.

Già prima dell’emergenza, come riportato nel piano regionale sanitario 2018-2019, era necessario e non più rinviabile per un vero accesso al diritto alla salute: rafforzare le attività di medicina ed epidemiologia ambientale, riorganizzare i servizi territoriali al fine di assicurare l’equità di accesso e l’appropriatezza delle cure, riorganizzare la rete territoriale del servizio di emergenza urgenza, potenziare la E-Health (sanità elettronica) quale variabile strategica per lo sviluppo della sanità regionale, potenziare la rete dei servizi territoriali, investire in ricerca e nella medicina di genere, riorganizzare il sistema di welfare regionale attraverso l’implementazione di politiche finalizzate all’inclusione sociale, potenziare la rete regionale di radioterapia. La popolazione lucana presenta delle specificità non sempre sufficientemente sottolineate e monitorate, quali una elevata prevalenza di cronicità (si pensi a quella di diabete, in assoluto fra le più alte d’Italia) e tassi altissimi di disabilità.

Al fine di garantire una omogeneità di prestazioni su tutto il territorio nazionale e al fine di garantire l’effettivo esercizio del diritto alla salute e dell’art. 32 della Costituzione per i cittadini lucani, Le chiedo di prestare attenzione a quanto sta accadendo nel sistema sanitario lucano attraverso una indagine conoscitiva e se possibile attraverso anche un supporto al sistema sanitario regionale mediante indicazioni di buone pratiche regionali in merito a procedure e riorganizzazioni necessarie dopo l’emergenza Covid 19, che in Basilicata ha riguardato un numero esiguo di casi, a fronte della paralisi di fatto del sistema sanitario regionale per le prestazioni ordinarie.

Fiducioso che sappia cogliere la viva preoccupazione per un sistema sanitario regionale che ad oggi ancora stenta a ripartire, con l’efficienza e l’adeguatezza che la delicatezza e l’importanza del tema richiede, e che anzi rischia di scivolare verso una confusione ed una disorganizzazione che comporterà rischi altissimi di mancanza di efficaci cure per la popolazione lucana, si porgono cordiali e stimati saluti.

Enrico Gambardella
Segretario generale della Cisl Basilicata