nino-falotico-3-cislIl segretario generale della Cisl Basilicata, Nino Falotico, raccoglie il grido di allarme lanciato dall’arcivescovo di Potenza, Mons. Salvatore Ligorio, sull’aumento della povertà. “La sostanziale stagnazione del quadro economico unita ai cambiamenti strutturali che sono intervenuti in diversi settori produttivi – commenta il leader della Cisl – costituiscono il principale serbatoio di vecchie e nuove forme di povertà nella nostra regione. L’impegno incommensurabile della chiesa lucana in favore delle famiglie più disagiate – continua Falotico – rappresenta al momento l’unica concreta forma di sostegno a chi non ce la fa. Ecco perché assume i caratteri della massima urgenza sbloccare definitivamente il reddito minimo d’inserimento quale misura di contenimento del disagio sociale e di reinserimento nel tessuto produttivo di chi, dopo aver perso il lavoro, non ha più neanche il sostegno degli ammortizzatori sociali”.

“Per troppo tempo – aggiunge il segretario della Cisl – si è pensato che bastasse la ripresa economica per restituire alla vita attiva migliaia di persone, ma la debolezza della stessa ripresa ha reso del tutto illusoria tale prospettiva. La povertà prodotta dalla lunga recessione economica non è un fatto congiunturale ma strutturale e interroga la capacità del sistema produttivo lucano di produrre occupazione e inclusione sociale. I dati ci dicono che la debole ripresa economica, resa ancora più flebile dall’instabilità del quadro internazionale, produce poca occupazione ed è del tutto insufficiente a riassorbire le sacche di disagio sociale lasciate in eredità dalla crisi economica”.

“In un quadro così compromesso – continua Falotico – la risposta non può che essere un rinnovato ruolo del pubblico nel sostenere, da un lato, l’inclusione e il sostegno economico dei ceti sociali più fragili, dall’altro, la ripresa degli investimenti produttivi e di conseguenza dell’occupazione con un sistema mirato di incentivazione. Pittella apra subito il confronto con i sindacati sulle proposte contenute nel manifesto per il lavoro. Lo chiedono con forza i 10 mila della marcia per il lavoro e le migliaia di disoccupati e poveri lucani che si attendono dalla Regione non vacue parole e balletti politici ma misure concrete”.