Indotto Eni, i lavoratori della Maersk incrociano le braccia

A partire dalle 6 di questa mattina i lavoratori della Maersk, azienda dell’indotto Eni di Viggiano, sono in sciopero e assemblea permanente davanti al centro oli per “le gravi inadempienze contrattuali che ogni mese i lavoratori riscontrano. Questi errori sono il frutto del cambio di appalto avvenuto circa un anno fa, appalto tanto discusso, in quanto la Maersk vinse la gara attraverso l’utilizzo del contratto nazionale metalmeccanico che ha un costo inferiore rispetto al contratto chimico che veniva precedentemente applicato agli stessi lavoratori”, si legge in una nota diffusa in mattina dalle segreterie regionali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil.

“Armonizzare due contratti nazionali – continuano le tre sigle sindacali – è un’impresa titanica e le vicissitudini dell’ultimo anno dei lavoratori della Maersk rappresentano tutto ciò, e ancor di più ciò dimostra come sia necessario e urgente stabilire i comparti industriali e i relativi contratti nazionali da applicare all’interno del Cova. Lo sciopero e l’assemblea permanente continueranno fin quando non ci saranno risposte risolutive e concrete da parte della direzione aziendale della Maersk, perché avere una busta paga certa e un salario certo è un diritto dei lavoratori”.

Sulla vertenza interviene anche il segretario generale della Femca Cisl Basilicata, Francesco Carella (nella foto sotto), che chiama in causa la committente Eni, “l’unica che può risolvere il problema”, spiega Carella. “Abbiamo sempre dichiarato di essere contrari a cambi di appalto fatti al ribasso, tanto da esserci esposti proprio nella fase di cambio di appalto tra Rina-Sis e Maersk sostenendo che l’unico contratto applicabile era quello uscente energia e petrolio. Per questo sono sempre più convinto che prima della definizione di un patto di sito occorra sanare quanto non riconosciuto negli accordi del 2012 e del 2014 e che la naturale collocazione e applicazione sia il contratto nazionale energia e petrolio applicato ai lavoratori del sito Eni di Viaggiano”.

Francesco Carella, leader della Femca lucana


“In perfetta sintonia con il nostro gruppo dirigente nazionale – continua Carella – sono certo che nel prossimo rinnovo contrattuale la Femca si spenderà affinché questi problemi siano risolti con regole chiare proprio nei cambi di appalto, anche in vista dell’avvio del progetto Tempa Rossa. Questa azione favorirebbe il confronto e il rapporto con l’impresa committente, in virtù di un modello di relazioni industriali già consolidato e qualificato all’interno della categoria titolare del contratto. La nostra federazione ha sempre trattato la questione relativa agli appalti nelle grandi aree industriali e alle dinamiche legate ai cambi di impresa con grande sensibilità e forte senso di responsabilità, ritenendo questo tema estremamente importante e caratterizzante nella vita dei lavoratori e dell’impresa”.

“L’evoluzione della contrattazione collettiva all’interno dell’indotto – aggiunge Carella – a Viggiano come in altri siti industriali, è orientata a migliorare le condizioni contrattuali, di salute, sicurezza e ambiente, e la regolamentazione delle procedure di appalto, guardando al riferimento normativo dettato dal contratto energia e petrolio”.

Per questo motivo Carella insiste sul fatto che “la vicenda legata al patto di sito di Viggiano non può e non deve diventare elemento di scontro tra i soggetti coinvolti nel percorso di valorizzazione delle tutele dei lavoratori dell’indotto. In tal senso chiedo a Eni, Regione e Confindustria Basilicata di farsi garanti, evitando fraintendimenti e dando risposte chiare senza dare spazio a inutili illusioni per i lavoratori, nel rispetto di quanto previsto dagli accordi già sottoscritti localmente, e di coadiuvare il processo di rinnovo del contratto di area. In particolare, ritengo che sia la Regione Basilicata a doversi porre come elemento cardine per lo sviluppo e l’attuazione dell’accordo, evitando strumentalizzazioni politiche”.