Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil hanno richiesto nei giorni scorsi un tavolo di confronto con Regione Basilicata e consorzio unico di bonifica per fare il punto della situazione nel comparto forestale, ma anche per tracciare le linee guida del futuro di un settore che i sindacati considerano nevralgico alla luce delle sfide contenute nel PNRR e nell’agenda 2030 dell’Onu per quanto riguarda il tema della sostenibilità ambientale e della lotta al cambiamento climatico. “Sono tutte sfide – commenta il segretario generale della Fai Cisl, Giuseppe Romano – che debbono passare necessariamente per una riqualificazione del comparto della forestazione. Per troppo tempo la forestazione è stata considerata, a torto, un bacino di sottoccupazione: ora è il momento di raccogliere la sfida della sostenibilità facendo di questo settore una delle gambe di un nuovo modello di sviluppo fondato sulla tutela del patrimonio ambientale e su un più avanzato equilibrio tra produzione e consumo”.

Giuseppe Romano, segretario generale della Fai Cisl Basilicata

Per Romano “il lavoro forestale già oggi svolge un ruolo attivo nella tutela del patrimonio naturale, nella manutenzione di un territorio storicamente fragile, nella difesa della biodiversità. Non è più sufficiente. L’attualità impone un cambio d’agenda radicale: si tratta di creare le premesse politiche, sociali e culturali per la forestazione del terzo millennio, non più ancorata a vecchie logiche ma ad una gestione dell’ambiente in linea con gli obiettivi tracciati nel manifesto di Assisi per un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica. Dentro quel documento ritroviamo la griglia dei valori ai che deve ispirare un percorso riformatore in grado di cogliere un duplice obiettivo: riorganizzare il settore privilegiando progetti di risanamento e di filiera; dare il giusto riconoscimento economico e contrattuale alle persone impegnate nel settore. Dobbiamo dare al confronto con le istituzioni locali un profilo ed obiettivi più ambiziosi della semplice manutenzione dell’esistente”.

“È ora di mettere a valore la risorsa bosco e di tornare al pieno utilizzo delle filiere ad esso collegate, oltre alla funzione di protezione idrogeologica: la filiera del legno, del castagno, del tartufo, dei funghi e di tutto quello che può rappresentare il sottobosco. Per fare questo – continua Romano – è necessario tornare a frequentare i luoghi, tornare alla funzione originaria della piantumazione e della coltivazione del bosco, riconoscendo alla risorsa boschiva e paesaggistica la funzione contemplativa di luogo che media con la città e i grandi agglomerati urbani, che serve a ritrovare l’umana condizione. Allo stesso tempo gli obiettivi tematici dell’agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile, gli stessi che hanno ispirato il PNRR, devono diventare il punto di riferimento e l’orizzonte della programmazione strategica regionale. In tal senso, l’intera filiera idraulico-forestale costituisce lo snodo fondamentale per far atterrare sul territorio gli obiettivi in tema di sostenibilità e circolarità con progetti concreti e misurabili. È una sfida innanzitutto culturale che deve vederci tutti impegnati in una logica di leale cooperazione tra istituzioni e soggetti sociali. È un investimento per le future generazioni”, conclude il segretario della Fai Cisl Basilicata.