“Il progetto di fusione tra Fca e Psa conferma l’esigenza di costruire alleanze strategiche su tecnologie e piattaforme in un’epoca in cui servono forti investimenti per cogliere e vincere la sfida della transizione ecologica e della mobilità intelligente. È del tutto evidente che per la Cisl e la Fim questo matrimonio deve avvenire salvaguardando le fabbriche e i posti di lavoro, con particolare riguardo a Melfi”. Così il segretario generale della Cisl Basilicata, Enrico Gambardella, e il leader della Fim Cisl Basilicata, Gerardo Evangelista, sul piano di aggregazione annunciato dai due costruttori che farebbe nascere il 4° gruppo mondiale per numero di veicoli venduti. “Da tempo – spiegano Gambardella ed Evangelista – sosteniamo la necessità di un partner globale per raggiungere quella massa critica necessaria ad affrontare i cambiamenti strutturali che stanno cambiando in profondità il mercato automobilistico. Siamo nel pieno di un salto tecnologico e di un cambio di paradigma industriale che chiama a scelte coraggiose e di prospettiva. Il passaggio alle motorizzazioni ibride ed elettriche e l’introduzione di tecnologie basate sui big data e sull’intelligenza artificiale, infatti, impongono investimenti che solo un grande gruppo globale può affrontare con la necessaria determinazione”.

“In questo contesto – continuano i segretari di Cisl e Fim – i lavoratori di Melfi possono giocare un ruolo determinante: in 25 anni hanno maturato competenze elevate e dimostrato di saper fare prodotti di qualità e di gamma medio-alta e ad elevata tecnologia. Il polo di Melfi ha quindi le carte in regola per giocare un ruolo centrale anche nella futura architettura globale dell’alleanza Fca-Psa. Il 2020 si annuncia come l’anno della svolta per la fabbrica di Melfi con l’arrivo sul mercato della Compass e progressivamente delle motorizzazioni ibride ed elettriche sugli altri modelli già in produzione. Il nostro auspicio è che la salita produttiva possa essere la più rapida e sostenuta possibile in modo da consentire il ritorno in tempi brevi alla piena produzione e occupazione. Ora si tratta di gestire la coda della transizione che significa sacrifici salariali per i lavoratori, e questi sacrifici vanno ripagati investendo sulla formazione e sulla valorizzazione delle competenze dei lavoratori”.

(l.can.)