Il ministero del Lavoro in una nota del 4 febbraio scorso ha chiarito che i fondi stanziati nella legge di bilancio 2021 per l’assunzione di assistenti sociali ad opera degli enti locali non vanno considerati come un contributo una-tantum per l’anno corrente ma come un finanziamento stabile a copertura dei costi per ogni assistente sociale assunto a tempo indeterminato. La norma in questione, infatti, prevede il potenziamento del sistema dei servizi sociali comunali, gestiti in forma singola o associata, al fine di assicurare il raggiungimento dei livelli essenziali delle prestazioni.

In particolare, è previsto un contributo di 40 mila euro (pari a circa il 100 per cento del costo medio per un assistente sociale) per l’assunzione di assistenti sociali a tempo indeterminato utile al raggiungimento del rapporto di 1 assistente ogni 5 mila abitanti, e un ulteriore contributo di 20 mila euro per il personale assunto a tempo indeterminato che consente agli ambiti sociali territoriali di portare il suddetto rapporto ad 1 assistente ogni 4 mila abitanti. Il riconoscimento spetta anche agli ambiti territoriali che hanno già raggiunto gli obiettivi stabiliti dalla legge.

Entro il 28 febbraio di ogni anno ciascun ambito territoriale, anche per conto dei Comuni appartenenti allo stesso, invia al ministero del Lavoro e delle politiche sociali un prospetto riassuntivo che indichi, per il complesso dell’ambito e per ciascun Comune, con riferimento all’anno precedente e alle previsioni per l’anno corrente: il numero medio di assistenti sociali in servizio nell’anno precedente assunti dai Comuni che fanno parte dell’ambito o direttamente dall’ambito. Si fa riferimento al personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, secondo la definizione di equivalente a tempo pieno effettivamente impiegato nei servizi territoriali e nella loro organizzazione e pianificazione.

Con questa norma il legislatore si propone di rafforzare gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà, il segretariato sociale, il servizio sociale professionale, i tirocini finalizzati all’inclusione sociale, all’autonomia delle persone e alla riabilitazione; il sostegno socio-educativo domiciliare o territoriale; l’assistenza domiciliare socio-assistenziale e i servizi di prossimità; il sostegno alla genitorialità e il servizio di mediazione familiare; il servizio di mediazione culturale; il servizio di pronto intervento sociale. In Basilicata, con una popolazione di 556.934 mila abitanti, si passerebbe da 86 assistenti sociali, equivalente al rapporto di 1 assistente sociale ogni 6.500 abitanti, a 111 assistenti sociali, ovvero 1 ogni 5 mila abitanti (quindi neanche un assistente sociale per ogni Comune, essendo i Comuni lucani 131), per arrivare a 139 assistenti sociali, pari ad 1 ogni 4 mila abitanti che sarebbe davvero auspicabile per la nostra regione.

Siamo quindi davanti ad un’opportunità storica per il territorio e per gli ambiti socio territoriali di incrementare l’occupazione e al contempo di incrementare il livello qualitativo e quantitativo dei servizi sociali, di cui c’è un grande bisogno in un contesto caratterizzato, come in ogni sede evidenziamo, da criticità demografiche, di invecchiamento della popolazione, solitudine e fragilità, dipendenze di varia natura.

Luana Franchini (Segretaria regionale Cisl Basilicata)

Enzo Zuardi (Segretario generale Fnp Cisl Basilicata)