Il credito lucano viaggia sull’asse Milano-Bari

Un esame della situazione del credito nella nostra regione non può prescindere dai recenti fatti di cronaca che hanno investito il settore a livello nazionale. A fine giugno Banca Intesa ha acquistato per un misero simbolico euro la parte “buona” delle banche venete, con il relativo personale e circa 900 sportelli. Si è detto subito che tutta l’operazione avrebbe comportato una riduzione del personale di circa 4.000 unità e la chiusura di circa 600 filiali. In Basilicata la ormai ex Veneto Banca opera con il marchio Banca Apulia con 18 sportelli, mentre Banca Intesa con Banco di Napoli è presente con 26 sportelli. Insieme rappresenterebbero, dunque, il gruppo più diffuso in regione, ma la presenza di entrambi gli istituti sul nostro mercato comporta comunque la partecipazione al piano di riduzione annunciato all’indomani del “simbolico” acquisto e, nell’attuale contesto, è presumibile, purtroppo, la chiusura di non meno di dieci filiali. Negli stessi giorni in cui si consumava la querelle sulle banche venete, Banca Popolare di Bari ha annunciato un pesante piano di riorganizzazione che dovrebbe comportare esuberi per 504 unità su 3.188 dipendenti, la chiusura di alcune direzioni generali, tra cui Potenza, e la soppressione di 20 filiali non identificate. Il piano è stato presentato come il tentativo di “efficientare” l’andamento aziendale. Penso che sia comunque opportuno evidenziare che, quasi contestualmente, nella illustrazione del bilancio 2016 l’azienda dichiarava entusiasticamente un utile netto di 5,2 milioni di euro e una riduzione dei costi del personale pari al 19,4% grazie anche ad accordi sindacali sottoscritti nel tempo.

In ragione di questi fatti è necessario dunque chiarire che non sembra si stia parlando di un’azienda “decotta” e che quindi certi “allarmismi” sulla tenuta della banca non appaiono giustificati. Ma per un’azienda che riesce a ridurre di circa un quarto il costo del personale, se si continua ad insistere su quella voce, le ipotesi possono essere solo due: fino a oggi l’organizzazione delle risorse umane aziendali è stata catastrofica o le perdite di redditività sono annidate da qualche altra parte. In entrambe le ipotesi credo che le responsabilità del management nel non riuscire a perseguire il benessere aziendale siano lapalissiane e che, date le condizioni odierne, debbano produrre chiari atti conseguenti. In entrambi i casi ci troviamo in una fase iniziale della trattativa che sicuramente è estremamente complessa per quanto riguarda le ricadute sui lavoratori e sui territori e che richiede una forte capacità di individuare soluzioni innovative e sostenibili per tutti i portatori di interesse. Ma questi avvenimenti ci devono portare a fare una profonda riflessione sul sistema del credito nel nostro contesto regionale.

Per quanto riguarda le aziende bancarie rappresentate dall’Abi evidenziamo che dal 2009 a oggi in regione si sono chiuse 48 filiali. Abbiamo assistito anche a situazioni paradossali dove ai clienti di una banca si comunicava la chiusura della filiale presso la quale avevano il conto ma si garantiva la continuità del servizio presso la filiale più vicina, omettendo di riportare un “piccolo” dettaglio: la filiale più vicina era a 220 Km di distanza dalla filiale chiusa. Alcuni importanti gruppi bancari hanno dimezzato la loro presenza in Basilicata perché ritengono la clientela lucana non adeguata a consentire il raggiungimento dei risultati di business che si sono posti. Motivo per cui abbandonano mercati che considerano decotti per passare alla ricerca di nuovi più profittevoli. Siamo consapevoli che lo scenario attuale e le prospettive richiedano alle aziende di credito di adeguare il proprio modello organizzativo e di business alle mutate esigenze dei mercati di riferimento. Tuttavia riteniamo assolutamente inadeguata una politica aziendale volta esclusivamente al contenimento del costo del lavoro, che chiede continuamente sacrifici ai lavoratori e che non investe nell’offerta di quei servizi innovativi proposti in più occasioni dalla Cisl e dalla First, la nostra federazione dei bancari, per il rilancio del settore e che vanno dalla consulenza e l’assistenza alle aziende in diverse materie (fiscale, finanziaria, normativa, internazionalizzazione, ecc.) a servizi nel settore immobiliare o alla gestione e rendicontazione dei fondi strutturali europei.

Penso sia arrivato il momento di essere chiari una volta per tutte: una banca che non funziona con 5.000 dipendenti non funzionerà con 2.500 se non evolve il suo modello organizzativo e interviene sulla gamma dei propri prodotti. E sicuramente non sarà internet a risolvere i problemi dei costi delle banche e le legittime aspettative di supporto consulenziale dei clienti. Forse anche questo è uno dei motivi per cui registriamo, dal lato dell’offerta creditizia regionale, che il credito cooperativo ha avuto uno sviluppo più in sintonia con il sistema produttivo locale, caratterizzato dalla presenza di piccole e microimprese, con l’apertura di nuovi sportelli. Anche l’operatore Bancoposta sta incrementando la sua fetta di mercato in questo settore ampliando sempre di più la sua gamma di prodotti offerti, mentre sempre più preoccupante si sta facendo la diffusione pervasiva del fenomeno dell’usura che registra performance da primato nazionale.
La Cisl ritiene che non sia più differibile un confronto serrato con la Regione per quanto riguarda le iniziative che la vedono protagonista: dalla gestione dei fondi di garanzia regionale al microcredito ma soprattutto per l’annuciata introduzione del microcredito sociale. Bisogna puntare su misure tese a favorire l’accesso al credito a soggetti che oggi sono considerati “non bancabili” con gli attuali criteri di erogazione dei finanziamenti. Basti pensare alle giovani coppie che lavorano con contratti precari e alle start-up aziendali. È fondamentale avviare con le organizzazioni sindacali una profonda discussione sul ruolo di Sviluppo Basilicata quale strumento di supporto finanziario ai diversi protagonisti del nostro tessuto sociale. Inoltre è di basilare importanza, utilizzando le diverse misure previste dal Po Fse, avviare percorsi formativi che vedano coinvolti tutti i settori della nostra comunità, tesi ad aumentare le competenze dei consumatori in materia di finanza e indebitamento consapevole, competenze dalle quali ormai non si può quotidianamente prescindere.

Riteniamo perciò necessario che la Regione convochi urgentemente le parti sociali per avviare una disamina di queste criticità per indicare le azioni necessarie per il loro superamento. Inoltre riteniamo indispensabile un’azione di interlocuzione istituzionale nei confronti dei diversi protagonisti del credito presenti sul nostro territorio teso ad individuare percorsi economicamente e socialmente sostenibili in quanto abbiamo ben chiaro che la banca è un’impresa orientata al profitto, ma siamo anche consapevoli che è diversa dalle altre, perché la sua attività continua ad avere risvolti sociali e di fiducia enormi, tanto è vero che la nostra Costituzione, all’art. 47, sancisce che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. È innegabile che il momento è particolarmente difficile ma sono queste le occasioni in cui il confronto responsabile e l’unità di intenti possono essere proficui costruttori di futuro.

Enrico Gambardella
Segretario generale della Cisl Basilicata