In Basilicata le istituzioni del settore sanitario hanno in media 14,4 dipendenti contro i 15,1 del dato nazionale. Le istituzioni del settore dell’assistenza sociale sono di dimensione significativamente minore in Basilicata (4,4 dipendenti) rispetto alla dimensione media nazionale (9,7 dipendenti). Emerge chiaramente dall’ultima indagine Istat che per adeguarsi alla media nazionale la Basilicata dovrebbe raddoppiare i posti di lavoro nel settore dell’assistenza sociale, tanto più che la nostra regione presenta un profilo demografico di progressivo invecchiamento, senza al contempo un aumento della natalità, che anzi è in diminuzione, lasciando presagire un aumento della fragilità della popolazione, sempre più bisognosa di cure e assistenza, non solo di natura medica, ma soprattutto di natura sociale, con politiche che creino azioni di accompagnamento, orientamento, socializzazione, informazione, prevenzione.

Le attività dei nove ambiti socio-territoriali in cui è stata suddivisa la Basilicata sono sostanzialmente ferme per la mancata messa a regime degli uffici di piano, di conseguenza non vengono spese adeguatamente le risorse del fondo nazionale per politiche sociali e dei fondi della programmazione europea, con un doppio danno: non si creano posti di lavoro che sono necessari e per cui ci sono le risorse e non si offrono servizi alle varie tipologie di utenze che restano abbandonate nei loro bisogni di ascolto, accompagnamento, orientamento, socializzazione e prevenzione.

Le politiche sociali non possono e non devono limitarsi alla mera erogazione di sussidi o bonus economici, ma devono offrire una rete di servizi e di vicinanza in grado di attivare ciascuna persona per come è in grado di fare e di inserirla in una rete con altre persone attraverso percorsi di accompagnamento e socializzazione per ridurre non solo stati di deprivazione economica, ma anche condizioni di marginalità. Per questo motivo il Centro Studi Cisl Basilicata ha realizzato un documento intitolato “Proposte per un welfare regionale diffuso sul territorio e per tutte le fasi della vita”. Si sta evidenziando un welfare regionale sfilacciato nelle differenti declinazioni comunali ed affaticato perché incapace di rispondere alle nuove, inedite sfide delle diverse povertà e delle diverse difficoltà di accesso delle persone ai servizi, che rispondano a bisogni espressi ed inespressi.

Si avverte prepotentemente l’esigenza di dotarci di un sistema di protezione sociale che offra sicurezze universali e in forma solidaristica rispetto ai fondamentali bisogni della persona, creando anche occupazione. In coerenza con la dimensione universale e di bene comune del welfare, serve promuovere nuovi modelli di partecipazione democratica in grado di assicurare attenzione ai territori e alle organizzazioni di cittadinanza attiva che vi operano.

In questa ottica la Cisl considera necessario che il governo regionale, nell’ambito della nuova programmazione del Fondo sociale europeo 2021-2027, promuova un “patto sociale” con le amministrazioni comunali e le rappresentanze sociali per l’avvio di un percorso che parta da una accurata analisi dei fabbisogni e delle attuali criticità dei sistemi territoriali e definisca un nuovo modello di politiche sociali in grado di garantire non solo tutele e servizi ma anche nuova occupazione.

Enrico Gambardella
Luana Franchini