Riceviamo e pubblichiamo questo intervento a firma del segretario generale della Cisl Fp, Giuseppe Bollettino, sul ruolo che la pubblica amministrazione dovrà giocare per la fase post pandemia.

Per noi sindacalisti spesso costretti ad una difesa ad oltranza del settore pubblico gli attestati di stima quasi incondizionata provenienti oggi quasi ad unanimità nell’era ci auguriamo già post-coronavirus rappresentano un incoraggiamento importante a portare avanti l’opera e le iniziative da sempre incoraggiate di piena e reale valorizzazione del lavoro pubblico e delle sue risorse umane. L’Italia purtroppo ha rappresentato nell’ultimo ventennio una situazione anomala e per certi versi incomprensibile, infatti i molti Governi succedutisi hanno visto nella p.a. solo un bancomat da depauperare e ridimensionare senza alcun valido motivo se non quello di penalizzare cittadini, fruitori di una qualità di servizi spesso frutto del grande sacrificio di dipendenti sfiduciati e mal pagati. Mai un progetto di lungo periodo in grado di concepire una p.a. come importante strumento volano dell’economia del Paese, concepita come risorsa e non come costo. Sempre tagli indiscriminati e lineari come quelli vergognosi e inaccettabile della sanità, accompagnati da rinnovi contrattuali remoti e miseri.

Oggi nella tragedia vissuta esistono tutte le condizioni per riflettere ma soprattutto agire in maniera profondamente diversa. Iniziamo col confrontarci con dei dati oggettivi, inconfutabili, gli impiegati pubblici sono vecchi, hanno infatti un’età media di 52 anni per certi versi sfiduciati, ma economici, costano infatti il 2020 sette miliardi in meno dell’anno precedente, 120 miliardi in meno che in Francia e 75 miliardi in meno che nel Regno Unito. In Italia purtroppo bisogna prendere atto di un ricambio generazionale inesistente, praticamente assenti incredibile a dirsi gli impiegati con meno di 25 anni sono lo 0.9% e quasi tutti seguono la carriera militare. L’Italia si mostra in controtendenza i dipendenti costano di meno anche per il blocco dei contratti e della riduzione del personale, con una incidenza sul PIL rimasta sostanzialmente invariata nell’ultimo ventennio. Esistono infatti Ministeri vedi Giustizia e Beni Culturali ormai al collasso, mentre alcuni enti locali soprattutto in realtà comunali prevedono personale non adeguatamente utilizzato e in soprannumero.

Da anni con una proposta che parte dal basso con la Cisl grande protagonista tutti devono prendere atto che le amministrazioni pubbliche incontrano la realtà quotidiana della comunità e si confrontano con l’evolversi dei bisogni delle persone. E’ proprio da lì che bisogna iniziare per disegnare nuovi modelli organizzativi, valorizzare le competenze, valutare il lavoro degli enti in base a criteri condivisi, il tutto per poter redistribuire a lavoratori e cittadini, i frutti dell’impegno costante a migliorare. Viviamo quotidianamente pagine di storia, siamo all’anno zero esistono tutti i presupposti ma soprattutto i buoni propositi per concretizzare una riforma della p.a. che abbia come obiettivo primario quello di renderla più moderna al passo con le esigenze del Paese Italia. Lo smart-working ad esempio, costituisce un’ occasione unica per riconoscere molti di questi aspetti, innovare per cambiare, essere finalmente al passo coi tempi. Creare quindi le condizioni per garantire più qualità di vita, più salute, più sicurezza, più benessere sui posti di lavoro, condizioni indispensabili per la crescita delle persone e della nazione.

Per fare questo ci vuole una contrattazione più forte anche a livello decentrato, dove occorre confrontarsi sugli aspetti specifici dell’organizzazione del lavoro, per razionalizzare la macchina amministrativa recuperare la spesa improduttiva e trovare risorse da investire in qualità dei servizi pubblici. La sanità da sempre dimenticata, rappresenta l’esigenza prioritaria, ma servono investimenti importanti anche in settori come la previdenza, l’assistenza, la prevenzione, la sicurezza, servizi all’occupazione e allo sviluppo. Superare in tempi brevi la logica dei tagli lineari alle risorse e ai servizi. Ecco perché per questo e tanti altri motivi il lavoro pubblico può e deve diventare il protagonista indiscusso del cambiamento. Le problematiche, le aspettative non possono più essere abbandonate o relegate a tempi biblici. Il Paese ha bisogno del cambiamento in primis della p.a.. punto di riferimento indiscusso per la rinascita, poi della mentalità purtroppo atavica che si realizza nella costante mancanza di rispetto nei confronti di una categoria perennemente indicizzata e messa al bando come quella di persone dalle timbrature facili. Espediente solito per ghettizzare e apostrofare di fronte all’opinione pubblica tantissime persone dotate di competenza e professionalità che nessuno può e deve mettere in dubbio.

Si richiedono importanti passi in avanti verso i pubblici dipendenti come la detassazione del salario accessorio ampiamente prevista da almeno un decennio nel settore privato e ad oggi ancora inspiegabilmente negata nel pubblico. Parimenti rimane difficile da continuare ad accettare la ratio legislativa che stabilisce la differenza temporale tra pubblico e privato nell’erogazione del TFR. E allora vinciamo la paura del momento, torniamo a camminare insieme il futuro e le nostre menti torneranno ad illuminarsi, così facendo le difficoltà del percorso saranno più facili da superare.

Giuseppe Bollettino
Segretario generale Cisl Fp