Basta morti sul lavoro: oggi lo sciopero generale di Cgil Cisl Uil

Il susseguirsi in breve tempo di due eventi tragici di infortunio sul posto del lavoro in poco meno di un mese, costati la vita a due giovani operai, ci chiama a una riflessione seria sul tema della sicurezza sui posti di lavoro. Non solo la cronaca, ma anche i dati ufficiali ci parlano di un aumento in Basilicata del numero di infortuni denunciati: + 3,38% rispetto al 2015 e +4,18% rispetto al 2014.

A una già fragile e inconsistente ripresa, caratterizzata da un aumento della precarietà non solo della qualità dei contratti ma anche delle condizioni di lavoro, sembra dunque accompagnarsi, e non casualmente, un aumento del rischio per i lavoratori.

Tutto ciò è inaccettabile.

Sono molte le cose che si possono e si devono fare in tema di sicurezza. L’Italia è uno dei pochi paesi a non aver recepito la strategia europea per la sicurezza sul lavoro, dotandosi, come previsto, di una strategia nazionale che indichi le priorità sulle quali concentrare l’impegno, in modo sinergico e partecipato, da parte degli attori della prevenzione cioè le istituzionali e le parti sociali.

A maggior ragione è fondamentale agire immediatamente anche per l’approvazione di una legge regionale che metta al centro la prevenzione, unica strada da percorrere per fermare le morti sul lavoro, agendo in particolare per:

  • rilanciare immediatamente l’attività del coordinamento regionale in materia di sicurezza sul lavoro (previsto dall’art. 7 del decreto 81/2008) che in Basilicata non si riunisce da diversi anni e che rappresenta l’organismo deputato alla sintesi di tutti gli aspetti inerenti la programmazione degli interventi di prevenzione, ma anche l’ambito dell’analisi puntuale delle dinamiche degli infortuni mortali, gravi e mancati;
  • potenziare il sistema istituzionale della salute e sicurezza sul lavoro, anche prevedendo l’applicazione integrale e senza eccezioni da parte delle Regioni dell’articolo 13 comma 6 del D.lgs. 81 del 2008 s.m. (utilizzo dei proventi delle sanzioni per la prevenzione);
  • destinare almeno il 5 per cento delle risorse del piano sanitario alla prevenzione;
  • finanziare azioni specifiche e regolari da parte degli enti per formazione e informazione in materia di sicurezza;
  • istituire il registro regionale Rls/Rlst/Rlss, a disposizione anche delle organizzazioni sindacali, con la previsione di una sezione dedicata alle imprese che non hanno gli Rls;
  • istituire una banca dati Inail regionale per un’analisi di secondo livello (oltre il dato numerico) sugli infortuni e le malattie professionali;
  • prevedere linee guida specifiche e una maggiore vigilanza relativamente ai lavoratori e alle lavoratrici giovani, più esposti alla precarietà, anche attraverso l’abuso dei tirocini non curricolari, che, frequentemente, è associata a una minore salute e sicurezza sul lavoro.