Falotico alla Nuova: le lobby vogliono il nostro scalpo

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“Il piano di ridimensionamento di Enel in Basilicata è inaccettabile e ci attiveremo con ogni mezzo per scongiurare l’ennesimo caso di spoliazione a danno della comunità lucana”. Usa toni battaglieri il segretario generale della Cisl Basilicata, Nino Falotico, riferendosi al progetto di riordino della rete elettrica in Basilicata che, secondo quanto denunciato dai sindacati degli elettrici nei giorni scorsi, prevede la chiusura di circa la metà degli attuali presidi territoriali. Per Falotico “è un vero e proprio salasso frutto di un feroce accanimento contro la regione; ci sono lobby che vogliono cancellare la Basilicata dalla cartina geografica: le contrasteremo con ogni mezzo”.

Tutti contro la Basilicata?

“Se mettiamo in fila i fatti delle ultime settimane sembrerebbe proprio di sì. È del tutto evidente che ci sono lobby molto potenti che vogliono sfruttare le nostre ricchezze senza contropartite e che vedrebbero di buon occhio la nostra cancellazione come entità istituzionale. Tra le righe della riforma del Titolo V c’è l’avviso di sfratto, ma in pochi lo hanno notato. Devo dire che sul punto il governo ha fatto finalmente chiarezza: si è schierata con le lobby. Una scelta che avrà conseguenze”.

Si riferisce alle parole di Renzi sul petrolio?

“Mi riferisco anche a quello. Con le sue improvvide dichiarazioni Renzi in un colpo solo ha commissariato il suo ministro delle Attività produttive e messo a repentaglio il tavolo tecnico sul petrolio. Il populismo spiccio dei falchi ha prevalso sulla ragionevolezza delle colombe. Un vero capolavoro di tattica politica”.

Però ha sbloccato il patto di stabilità. Pittella si è detto abbastanza soddisfatto del risultato raggiunto.

“Rispetto alla prima stesura del decreto sblocca Italia c’è sicuramente un passo in avanti, ma siamo assai lontani dagli obiettivi del memorandum. Noi vogliamo sederci a tavola e non ci accontenteremo certo delle briciole”.

Altrimenti marcerete su Roma?

“Si è fatta molta ironia sull’espressione tralasciando la sostanza della proposta. Se ci fossimo mobilitati prima con maggiore coesione, e non mi riferisco al sindacato, forse non ci ritroveremmo nella situazione attuale”.

In tutta risposta Enel ha annunciato un piano di riorganizzazione lacrime e sangue. Possiamo parlare di accanimento?

“Io non trovo altre parole per descrivere quello che sta succedendo nella nostra regione. Quello di Enel è solo l’ultimo capitolo di una strategia di spoliazione. Di questo passo in Basilicata resteranno solo i pozzi di petrolio. La Cisl sosterrà la battaglia dei sindacati degli elettrici a difesa di presidi che sono importanti per il nostro territorio. Stiamo investendo della questione anche il presidente della giunta regionale Pittella e i parlamentari lucani”.

Come si esce da questo accerchiamento?

“Si esce con il massimo dell’unità possibile, perché se non saremo uniti, ci faranno a fettine. Le diatribe tra i partiti e dentro i partiti purtroppo non sono un segnale incoraggiante. La politica lucana deve capire che con la riforma del federalismo è in discussione l’esistenza stessa della nostra regione. Ai paletti di Renzi dobbiamo rispondere con le barricate democratiche, ma se alla battaglia andiamo sfilacciati, l’esito sarà scontato”.

Come giudica la decisione di Folino di sospendersi dal partito?

“Non è nostro costume entrare nel dibattito interno dei partiti. C’è una dialettica in corso, anche molto accesa, che giudico peraltro abbastanza fisiologica. Si sta consumando un passaggio importante per il futuro della nostra regione, dunque è normale che ci sia una pluralità di posizioni”.

Le ricordo che Folino è stato un pezzo importante della classe dirigente che ha governato la Basilicata negli ultimi anni.

“Lui come gli altri vanno giudicati per le cose fatte e per quelle non fatte. La partita del petrolio, specie per quanto riguarda la destinazione delle royalties, è stata gestita in maniera non del tutto positiva, io dico anche per inesperienza; ma siamo in tempo per correggere il tiro e abbiamo le proposte per farlo”.

La debolezza negoziale della Basilicata è un problema di leadership?

“No, credo piuttosto che sia un problema ideologico. I grandi movimenti sociali attecchiscono se c’è un obiettivo comune e un comune sentire. La leadership è importante ma da sola non può decidere i destini di una comunità, sia nel bene che nel male. I lucani devono mettere da parte le divisioni e ritrovare le ragioni dello stare insieme. Noi come sindacato stiamo facendo la nostra parte e forse anche di più, perché è del tutto evidente che questi partiti da soli non ce la fanno”.

Intanto la nostra regione resta fuori dalle grandi opere. Siamo condannati a viaggiare sulle vecchie Littorine?

“La nostra solitudine politica è figlia del nostro isolamento. Alcuni anni fa e per un tempo non breve la Basilicata è stata al centro di importanti progetti infrastrutturali; penso alla direttrice Lauria-Potenza-Candela che avrebbe potuto rompere il nostro isolamento storico e allo stesso tempo avrebbe interconnesso tre regioni. Purtroppo di quel disegno non è rimasto nulla e oggi mettiamo le pezze a quelle poche strade che abbiamo, ridotte a un vero e proprio colabrodo”.

Di chi è la colpa se la nostre regione conta meno di zero nell’agenda nazionale?

“Il problema non è assegnare delle colpe, ma comprendere le ragioni che ci inchiodano alla solitudine istituzionale. La Cisl ha offerto una via di uscita coraggiosa: pensare ai problemi della Basilicata dentro uno scenario più vasto; perché su questioni come energia, infrastrutture e sviluppo non si può continuare a ragionare in una logica localistica. La globalizzazione ci spinge a pensare in maniera sovraregionale nella consapevolezza che la Basilicata o si salva insieme al Mezzogiorno o è destinata al declino. Se qualcuno pensa di risolvere i problemi con un po’ di folclore regionalistico, è del tutto evidente che vive fuori dal tempo”.

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