Da Sviluppo Basilicata nessuna risposta sulla copertura delle garanzie prestate

Nella audizione in seconda commissione del Consiglio regionale non ho espresso considerazioni negative, bensì mi sono limitato ad esporre gli auspici della Cisl sul futuro dell’agenzia di sviluppo della Regione Basilicata e a chiedere lumi su alcune informazioni contenute nell’ultimo bilancio societario in una ottica di trasparenza. La sinergia costruttiva tra la società e il dipartimento Attività produttive e l’affidamento della fase istruttoria dell’avviso efficientamento energetico e dell’avviso industria 4.0 sono novità che come Cisl accogliamo favorevolmente in quanto foriere di ottime prospettive di sviluppo della società, ricordando che in passato questo deficit di sinergie ha generato notevoli tensioni economiche e finanziarie in capo alla società che aveva visto il sindacato coinvolto per il mancato pagamento di tutte le spettanze dei lavoratori. La Cisl è talmente convinta dell’importanza di Sviluppo Basilicata, da auspicare che anche altri dipartimenti regionali in futuro instaurino sinergie positive con la società, a cominciare dal dipartimento Agricoltura, come auspicato dallo stesso presidente Pittella.

Ciò detto, è utile far notare che, per quanto riguarda i fondi di garanzia, Sviluppo Basilicata non ha risposto alle questioni da noi sollevate in merito al fondo di garanzia per il circolante delle imprese. Rispetto agli importi garantiti nel 2016 risultano richieste di attivazione (quindi sofferenze) pari a 1.843.251 euro a fronte di un accantonato a copertura delle garanzie prestate (rilevabile dal bilancio 2015, ultimo anno di operatività del fondo) di 1.735.404, cifra quindi inferiore alle richieste di rimborso. Un qualsiasi padre di famiglia una volta scoperto che le risorse messe da parte per far fronte a un rischio qualsiasi si dimostrano insufficienti pone in essere tutte le azioni possibili per coprire l’ammanco e dall’altro cerca di capire perché si è verificato questa situazione per fare in modo che tale evento non si verifichi più.

Quanto al microcredito, la Cisl, proprio in ragione della sua importanza sociale, ritiene che debba essere massima l’efficienza e la trasparenza. Abbiamo registrato le lamentele di alcuni cittadini lucani che hanno presentato domanda di finanziamento entro giugno 2016 e che hanno ricevuto i fondi nel corso del 2017. Tali ritardi possono potenzialmente consegnare i soggetti finanziariamente deboli, a cui la misura è rivolta, alle grinfie dell’usura, trasformando un potenziale biglietto per il paradiso in un’autostrada per l’inferno. È presumibile che tali ritardi siano imputabili alla carenza di fondi, ma da Sviluppo Basilicata non sono arrivati chiarimenti in merito.

Relativamente ai tassi di insolvenza, la Cisl non ha espresso giudizi, ma si limitata a rilevare che nessuna informazione sui tassi di insolvenza è rilevabile dai bilanci e tantomeno l’informazione è rilevabile dalla nota di risposta del 12 gennaio 2018, nella quale la società si limita ad affermare che “un tasso di insolvenza pari al 30% sarebbe comunque assolutamente in linea con i tassi medi di insolvenza registrati per operazioni similari”.

Ma la domanda è sempre la stessa: si può avere questo dato? Sarebbe un atto di trasparenza che farebbe bene alla società e un atto dovuto verso i cittadini lucani. Infine, abbiamo il piacere di apprendere che secondo l’azienda negli ultimi sette anni l’operato della società non può definirsi “una mera attività di back office”, espressione la cui paternità va attribuita proprio all’ex amministratore Giampiero Maruggi che ebbe a definire addirittura Sviluppo Basilicata “una struttura vassalla” della Regione. Allora la domanda è: chi ha reso Sviluppo Basilicata una società vassalla senza un commitment regionale? Una guida societaria impone l’assunzione di responsabilità, non soltanto notevoli incrementi retributivi.

Gennarino Macchia

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