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Sciopero dei dipendenti Sita il 19 luglio Stampa E-mail
Venerdì 16 Luglio 2010 08:59

Dopo lo sciopero di 4 ore del 12 maggio scorso, che ha visto la partecipazione del 95 per cento dei lavoratori, gli addetti della Sita Spa di Basilicata, delle unità produttive di Potenza e Matera, torneranno ad incrociare le braccia lunedì 19 luglio per 8 ore. Lo rendono noto Bruno Bevilacqua, Carlo Costa (nella foto) e Michele Carone, segretari generali delle federazioni Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uil Trasporti di Basilicata. Alla base dello sciopero, spiegano i tre dirigenti sindacali, “la unilaterale rottura delle relazioni sindacali su argomenti che attengono l’organizzazione e la sicurezza del lavoro svolto dagli autoferrotranvieri all’interno della Sita di Basilicata. Sono numerose le problematiche che devono trovare una soluzione concordata, secondo quanto previsto dalla contrattazione nazionale di riferimento: dai turni di lavoro, agli organici aziendali, alla flessibilità del lavoro, che non può determinare soluzioni non pianificate se non attraverso la contrattazione delle soluzioni, un esempio per tutti è quello del premio di risultato che necessita di un accordo specifico tra le parti”.

Per Bevilacqua, Costa e Carone “le relazioni sindacali, dopo l’accordo del 11 dicembre 2009, continuano ad essere dribblate dalla dirigenza della Sita, che confida probabilmente in un intervento di altra natura contro la rabbia dei lavoratori, che, invece, responsabilmente continuano a svolgere i servizi”. I segretari di Filt, Fit e Uil Trasporti sottolineano “il colpevole silenzio da parte dei vertici del Cotrab, che pur essendo sostanzialmente titolare dei servizi, continua a non intervenire nella vicenda della Sita Basilicata, e non è ben chiaro per quale motivo”.

“Nella vicenda della Sita di Basilicata emergono tutti i limiti della riforma del trasporto pubblico locale, conclusasi con l’affidamento attraverso gara pubblica il 1 gennaio 2009. Affidamento di parti importanti del trasporto pubblico fatto ad aziende fondamentalmente non radicate sul territorio, con tutti gli effetti negativi che ne conseguono sul fronte non solo sindacale, come in questo caso, ma soprattutto sul piano sociale. Non è un caso che la più grande azienda del territorio, recentemente decapitata nel suo vertice, non riesce a trovare un necessario equilibrio che gli consenta la gestione delle problematiche che insorgono, proprio come le relazioni sindacali. Davanti allo sciopero dei lavoratori su questioni che attengono gli accordi di secondo livello e non altro – proseguono Bevilacqua, Costa e Carone – i vertici aziendali continuano ad ignorare la questione, come se lo sciopero non riguardasse chi, comodamente seduto nella sede fiorentina o in quella pugliese, è responsabile di quanto sta accadendo”.

“A questo punto della vicenda – concludono i tre dirigenti sindacali – è necessario che venga fatto rilevare alla Sita quanto chiaramente riportato nella legge 146/1990, come modificata dalla legge 83/2000, circa la regolamentazione del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali, attraverso un appropriato intervento delle istituzioni preposte, al fine di chiarire il comportamento di un’azienda che, fuori dal contesto regionale, sta determinando danni al sistema e agli utenti, nei confronti dei quali facciamo le nostre scuse e ai quali chiediamo la giusta collaborazione”.

 

Le news nazionali

  • LOMBARDIA
    British Telecom Italia: sciopero nazionale il 7 settembre
  • PUGLIA
    Presidio dei lavoratori della Croce Rossa. Sindacati chiedono di dare esecuzione a sentenza Tar che li reintegra nella gestione
  • TIRRENIA
    Fit Cisl "Necessaria proroga convenzioni"
  • INDUSTRIA
    Sbarra: "Bene la parole del Presidente per una nuova politica industriale in Italia"
  • EMILIA ROMAGNA
    Cicognani (Cisl Scuola): "80 posti in più sono ossigeno per scuola regionale ma non risolvono problema"

"E allora la sfida per il sindacato è tra imprecare contro il mondo cambia e partecipare al cambiamento; tra un antagonismo che si limita a riciclare le parole d'ordine del novecento e il riformismo che sfida sul terreno delle relazioni industriali e della democrazia economica le controparti imprenditoriali, con l'obiettivo strategico di riequilibrare per nuove vie il potere dentro le organizzazioni aziendali". Nino Falotico 

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